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giovedì 28 maggio 2020

La Presidente della Commissione Europea von der Leyen presenta il Recovery plan


È di 750 miliardi di euro l'ammontare del Fondo per la Ripresa, così come proposto mercoledì 27 maggio dalla Commissione europea dopo lunghe settimane di tergiversazioni.
L'esecutivo comunitario propone altresì che il nuovo strumento, il quale sarà associato al bilancio comunitario 2021-2027, distribuisca 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni e altri 250 miliardi sotto forma di prestiti. È uno storico passo nell'integrazione europea.

👉 All’Italia 91 miliardi di sovvenzioni

Si tratta di «una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti», ha scritto su Twitter il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. All'#Italia, secondo le informazioni raccolte da #Reuters, potrebbero andare 82 miliardi in sovvenzioni e 91 miliardi in prestiti. A titolo di confronto, un altro paese particolarmente colpito dalla pandemia influenzale, la #Spagna, riceverebbe 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti. Gli ammontari finali dipenderanno dalla domanda.

👉 Finanziato con bond a lungo termine

Il nuovo Fondo per la Ripresa, ed è la novità storica, verrà finanziato da obbligazioni della Commissione europea. I titoli avranno scadenze diverse, ma l'impegno di è rimborsarli entro il 2058, e non prima del 2028. «L'obiettivo – spiega un esponente comunitario – è di beneficiare dell'intera curva dei rendimenti, con un maturità massima di 30 anni».

👉 Svolta storica
#Bruxelles propone ai Ventisette di rimborsare il debito con un aumento delle risorse proprie (tassa sul digitale e tassa sull’anidride carbonica, tra le ipotesi).
Finora, la Commissione europea ha emesso debito per obiettivi specifici e ammontari molto limitati (tendenzialmente per aiutare la bilancia dei pagamenti di paesi extra zona euro). Con questa proposta cambiano le prospettive dell'Unione europea. Si affidano notevoli poteri di finanziamento all'esecutivo comunitario, poteri finora limitati a due istituzioni finanziarie con obiettivi particolari: la Banca europea degli investimenti e il Meccanismo europeo di Stabilità #Mes.
👉 I tre pilastri del Fondo
A conferma delle informazioni circolate nelle ultime settimane il nuovo Fondo per la Ripresa si baserà su tre pilastri, rispettivamente dedicati al sostegno dei Paesi membri, al rilancio dell'economia, e al rafforzamento di programmi già esistenti. La proposta comunitaria è più generosa dell'ipotesi franco-tedesca di qualche giorno fa. Insieme #Berlino e #Parigi avevano suggerito un fondo da 500 miliardi di euro, tutto di sovvenzioni.
Il Fondo per la Ripresa, tutto dedicato alla crisi economica provocata dalla pandemia influenzale, sarà associato al bilancio comunitario per i prossimi sette anni. Secondo la proposta presentata dinanzi al #ParlamentoEuropeo dalla presidente della Commissione europea #UrsulaVonDerLeyen, la nuova finanziaria europea per il periodo 2021-2027 dovrebbe avere un valore di 1.100 miliardi di euro, pressoché invariato rispetto alla proposta pre-pandemia influenzale.
👉 Priorità a digitale e ambiente
Quanto al funzionamento del Fondo, la Commissione propone che il denaro serva a una modernizzazione dell'economia, non solo al rilancio della congiuntura. Priorità verrà data quindi al digitale e all'ambiente. Come spiegato dal vicepresidente della Commissione europea #ValdisDombrovskis ogni singolo paese presenterà un proprio piano nazionale che sarà valutato da Bruxelles. Nei fatti, l'uso del denaro dipenderà da misure nazionali legate alle annuali raccomandazioni-paese.
Il nuovo progetto di bilancio dovrà essere negoziato dai Ventisette e approvato dal Parlamento europeo. Un vertice europeo è già previsto il 18-19 giugno; diplomatici qui a Bruxelles già prevedono un altro vertice in luglio perché la trattativa rischia di essere complicata. Lo sguardo non corre solo alla natura del denaro distribuito a livello nazionale (sovvenzioni o prestiti?) ma soprattutto alla chiave di ripartizione del denaro contenuto nel nuovo Fondo per la Ripresa.

venerdì 11 gennaio 2019

Migranti | l'Ue pronta a incontrare l'Italia


La Commissione europea "è sollevata dopo che si è trovata una soluzione per Malta" sui casi delle navi SeaWatch



Il Commissario Avramopulos è disposto ad incontrare il governo italiano per discutere di misure supplementari che possano essere prese per regolare il problema" dei ricollocamenti al livello europeo dei migranti. Lo ha affermato una portavoce della Commissione europea aggiungendo che "la Commissione europea è sollevata dopo che si è trovata una soluzione per Malta" sui casi delle navi SeaWatch, "accordo trovato ieri a seguito degli sforzi di coordinamento avviate dal commissario Avramopoulos".

Salvini, nessuna lezione da Malta - "Nessuna lezione da Malta, che per anni ha chiuso gli occhi e ha permesso che barchini e barconi si dirigessero verso l'Italia. La musica è cambiata, in Italia si arriva solo col permesso. Abbiamo già accolto anche troppo, che gli altri si sveglino. #portichiusi!". Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini in replica al Governo di Malta. "Sono molto soddisfatto. Alla fine la spuntano gli italiani perché l'accordo è che qualcuno metterà piede in Italia soltanto se l'Europa si prenderà carico dei 200 migranti che sono da mesi qui e sperano di andare all'estero" ha aggiunto Salvini. "Come Lega - sottolinea - abbiamo chiesto tutta l'attenzione dovuta ai più deboli, quindi ai disabili e alle famiglie numerose. Se nel reddito di cittadinanza ci sarà un aumento di centinaia di migliaia di pensioni di invalidità, avrà il nostro appoggio".


Malta, sdegno per le false accuse di Salvini  - "Il governo di Malta esprime sdegno e sorpresa per le false accuse del ministro Salvini" e "invita il governo italiano a rivedere i suoi dati e astenersi dal ripeterle in futuro". Lo afferma una nota dell'esecutivo di La Valletta, in risposta alle affermazioni di Salvini su "presunti impegni di ridistribuzione volontaria non rispettati da parte degli stati dell'Ue", tra cui Malta. Salvini aveva detto ieri che "i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti".

I migranti della Sea Watch sbarcati a Malta ed assegnati all'Italia nell'ambito della distribuzione operata dalle autorità europee saranno ospitati nel centro accoglienza di Scicli (Ragusa), gestito dalla Federazione delle Chiese Evangeliche. Saranno verosimilmente in dieci ma non si sa ancora quando e come arriveranno.


51 migranti sbarcano in Calabria, arrestati due presunti scafisti - Cinquantuno migranti di etnia curda sono stati soccorsi lungo la costa nella frazione Torre del comune di Melissa, nel crotonese, dove sono giunti a bordo di una imbarcazione a vela. La barca si è incagliata a pochi metri dalla spiaggia nei pressi di un hotel. Le urla dei migranti hanno svegliato alcuni dei residenti della zona. Il sindaco di Melissa Gino Murgi e diversi cittadini si sono immediatamente prodigati per trarre in salvo le persone. E' stata anche utilizzata l'imbarcazione di salvataggio in dotazione all'hotel per il periodo estivo per portare al sicuro le sei donne ed i quattro bambini, tra i quali un neonato, che erano a bordo. L'hotel ha poi messo a disposizione la sua struttura per soccorrere le persone e permettere loro di potersi asciugare e cambiarsi usando stufe, phon e coperte. Sul posto sono giunte le forze di polizia per gli adempimenti di rito. 

(Fonte ANSA.it)

venerdì 21 dicembre 2018

Legge di Bilancio | Le opposizioni non ci stanno (VIDEO)

Manovra - E' battaglia al Senato tra maggioranza e opposizione sulla legge di bilancio che oggi pomeriggio verrà finalmente completata con il maxiemendamento che traduce in norme l'accordo tra governo italiano e commissione Ue.

Secondo l'agenda il maxiemendamento arriverà tra le 15 e le 16 di oggi e, dopo 4/5 ore di discussione a Palazzo Madama, comincerà il voto di fiducia. Teoricamente la legge potrebbe passare alla Camera (terza lettura) anche sabato per essere approvata definitivamente prima di Natale. Più probabilmente si andrà ai giorni immediatamente successivi al 25. Punto centrale della discussione è la clausola di salvaguardia chiesta dalla Ue. Se l'Italia sforerà, il governo dovrà alzare l'Iva al 25,6% nel 2020 e al 26,2 l'anno dopo.  Di Maio ha detto che non accadrà - L'opposizione non gli crede.

(Fonte LaPresse)



mercoledì 19 dicembre 2018

Ok di Bruxelles sulla manovra di bilancio


Manovra - C'è l'accordo tecnico tra il governo italiano e la Commissione Ue sulla manovra. E' stato raggiunto ieri sera dopo una lunga e difficile trattativa. 
Questa mattina sarà messo nero su bianco, riceverà il via libera ufficiale della Commissione Ue per poi essere trasformato in un maxiemendamento alla legge di bilancio e approdare al Senato.
Dopo i tagli dei giorni scorsi (4 miliardi ottenuti facendo partire quota 100 a febbraio e il reddito di cittadinanza a marzo), mancava ancora uno 0,9% (circa 1,7 miliardi) per arrivare al 2,04% reale nel rapporto deficit/pil. Sembra che verrà raggiunto mettendo in vendita una parte del patrimonio immobiliare pubblico. Tutti sono prudenti perché l'ultimo miglio è ancora denso di insidie, ma sembra che l'intesa sia davvero a portata di mano. Ora sarà battaglia al Senato dove l'opposizione vorrà misurare quanto la maggioranza ha calato le braghe e cosa è rimasto delle sue promesse elettorali.

(Fonte LaPresse)

lunedì 17 dicembre 2018

CONTE | Trovate le coperture, accordo sull'Ecotassa

Raggiunta l'intesa nell'incontro notturno a Palazzo Chigi. Trovate coperture per altri 3/3,5 miliardi che dovrebbero soddisfare l'Unione europea. Solo auto di lusso e Suv pagheranno l'Ecotassa, bonus fino a 6.000 euro per chi acquista auto elettriche o ibride
Il vertice di governo allargato (Conte, Di Maio, Salvini, Tria, Garavaglia e Castelli) trova a tarda sera le coperture che dovrebbero servire a soddisfare le richieste dell'Unione Europea e evitare la partenza della procedura d'infrazione. Dentro alla nuova manovra ci sarebbero anche l'Ecotassa (solo per le auto di lusso) e il taglio alle pensioni d'oro oltre ai soldi per chiudere le buche di Roma. Intorno alla mezzanotte, Conte, Salvini e Di Maio sono usciti sorridenti da Palazzo Chigi e fonti della Presidenza del Consiglio hanno fatto sapere che l'intesa era stata raggiunta. Pare non senza tensioni e difficoltà tanto che, a un certo punto, erano circolate voci su minacce di dimissioni da parte del premier.
Il governo, dunque, avrebbe trovato la famosa "quadra" che permetterebbe ai tecnici di Tria di scrivere un maxiemendamento (che dovrebbe arrivare domani (martedì) in aula al Senato e prendere, contemporaneamente, la strada di Bruxelles per ricevere il "via libera" di Juncker e della Commissione europea. Nella nuova manovra ci sarebbero ulteriori coperture per un totale di 3/3,5 miliardi sufficienti a portare il rapporto deficit/pil a un reale 2,04%. Nei giorni scorsi, infatti, Juncker, preso atto della volontà del governo italiano di scendere verso quella percentuale, aveva anche però sottolineato con decisione che il 2,04%, così, non sarebbe stato reale e che, per considerarlo effettivo ci volevano tagli ulteriori per circa tre miliardi. In sostanza, tra il governo italiano e la Ue sarebbe stato raggiunta un'intesa per cui l'Unione Europea avrebbe accettato un "nominale" 2,04% (sotto il quale Salvini e Di Maio non volevano assolutamente scendere) che, però, era costruito con un taglio complessivo dello 0,6%. Secondo la Ue, data la previsione troppo alta della crescita (+1,5% nel 2019), il dato di partenza reale era il 2,6% e non il 2,4%.Di qui la richiesta di un nuovo taglio per, appunto 3/3,5 miliardi. Su questo hanno lavorato i tecnici del Mef e sembra appunto che nelle pieghe del bilancio, questi soldi siano stati trovati. Come? Lo sapremo meglio oggi. Si sa che, ad esempio, un altro miliardo circa sia uscito dalla slittamento a marzo della partenza del reddito di cittadinanza. Non è chiaro quali siano state le sforbiciate a quota 100 la cui platea, potrebbe essere stata ulteriormente ristretta.
Ma sul tavolo del vertice c'erano anche altri temi di forte frizione tra Lega e M5S. che sono stati affrontati (non senza tensioni) e, pare, risolti. Eccoli
Ecotassa -  Soltanto chi acquista un'auto di lusso o un Suv di grossa cilindrata  pagherà l'ecotassa. Per le auto a basso impatto ambientale (elettriche e ibride) ci sarà un bonus fino a 6.000 euro. Niente ecotassa, dunque, sulle utilitarie e le auto più piccole indipendentemente dal livello di inquinamento.
Bonus cultura - Passa una linea più restrittiva che sembra partire dal concetto che musica e film non sono cultura ma "divertimento". Il bonus cultura, a contributo invariato, sarà finanziato solo per acquistare eBook e libri, non per i concerti e i cinema. 
Pensionio d'oro - Il taglio alle pensioni d'oro resta nella finanziaria: dovrebbe riguardare le circa 40 mila pensioni sopra i 90mila euro lordi con contributi crescenti per le cifre superiori. Finanzierà l'opzione donne di quota 100.  Al vertice di governo a palazzo Chigi sulla manovra accordo anche sulla riduzione delle tariffe Inail per le imprese.
Buche di Roma - Trovati anche i soldi (chiesti a gran voce da M5S) per le buche di Roma e metro. 

(Fonte LaPresse)

sabato 15 dicembre 2018

Manovra Conte | Ultimi dettagli della trattativa (VIDEO)

Il premier ribadisce: "Sotto il 2,04% non si scende". E blinda sia l'anticipo pensionistico che il reddito di cittadinanza: "Nessun arretramento, verranno realizzate 
come sono state concepite, programmate e annunciate"
L'Italia "non è con il cappello in mano", il 2,4% non è mai stato "un totem o una sfida all'Europa" ma "la somma che ci poteva garantire di non tradire la fiducia dei cittadini". Al termine della due giorni di Bruxelles, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rimane "positivo" sull'esito della trattativa per evitare la procedura di infrazione, che "va a oltranza, anche nelle ore notturne", ma soprattutto ci tiene a difendere la credibilità del Paese e del suo governo.
Il cambio di rotta da quel 2,4 al 2,04% è stato inevitabilmente accolto con qualche sorrisetto dell'opposizione e brontolio dei sostenitori. Ma per il premier "non abbiamo nulla di cui scusarci anzi abbiamo dimostrato una visione strategica, abbiamo intercettato una sensibilità sociale diffusa in Europa e stiamo rispondendo alle urgenze avvertite dai cittadini, anche in altri Paesi". Nel momento in cui si sono liberate altre risorse con le nuove relazioni tecniche su quota 100 e reddito di cittadinanza, ribadisce il premier, si è potuto rivedere il deficit ed elaborare la seconda proposta, su cui "non ho dovuto convincere
né Di Maio né Salvini". Insomma "quest'ultimo passaggio non è frutto di un ripensamento ma di un percorso ben costruito".

Ma più di quel 2,04%, avverte, non si scende. "Non abbiamo un margine di negoziazione come si fa al mercato. L'Italia", ribadisce Conte, "è qui a testa alta, con un atteggiamento coerente, ne va della credibilità del Paese. Se dovessimo scendere da quei saldi e si trattasse di scegliere a sorte la platea delle non lo faremmo mai". E dunque "il negoziato adesso è affidato alle strutture tecniche, per quanto riguarda noi il discorso è ben chiaro il saldo è quello, è lì che si può costruire qualche tecnicalità non abbiamo altri margini". Non a caso con Conte lascia Bruxelles anche il ministro dell'EconomiaGiovanni Tria, non prima di aver incontrato nuovamente il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e il vicepresidente Valdis Dombrovskis, in un clima che è stato definito ancora una volta "positivo".
Al lavoro, dunque, rimane lo staff del Mef e quello della commissione, impegnati sui dettagli del negoziato. L'Italia conta di abbassare il deficit strutturale già il prossimo anno - così come chiedeva l'Ue - grazie alla flessibilità sui due piani presentati dal governo, uno sul dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza dei territori, e uno sulla giustizia civile. Resta il nodo dei capitoli di spesa della manovra, in particolare di quello relativo a quota 100 su cui è stata sollevata più di una perplessità. Ma il premier ancora venerdì ha blindato sia l'anticipo pensionistico che il reddito di cittadinanza, "nessun arretramento, verranno realizzate come sono state concepite, programmate e annunciate". Sa bene infatti che Matteo Salvini e il suo Carroccio non ammettono che la propria misura bandiera venga sacrificata nella trattativa con Bruxelles. E non è un caso che il Capitano da quando è iniziata la trasferta comunitaria di premier e ministro abbia scelto una posizione stranamente defilata.
Si fa sentire il sottosegretario Giancarlo Giorgetti: "Purtroppo il programma elettorale dei 5 stelle al Sud ha registrato larghi consensi probabilmente anche perché era previsto il reddito di cittadinanza - è l'attacco - credo che abbia orientato pochissimi elettori della mie zone. Magari è l'Italia che non ci piace ma con cui dobbiamo confrontarci e governare". Parole che mostrano l'ennesimo momento di insofferenza della maggioranza. E a cui Di Maio risponde a stretto giro: "A noi l'Italia piace tutta". Insorge anche il capogruppo pentastellato al Senato Stefano Patuanelli: "Rispetti chi ha votato M5s".
Su reddito e pensioni il governo è al lavoro, le norme dovrebbero arrivare tra Natale e Capodanno. Prima c'è la manovra: il lavoro della commissione al Senato, in attesa delle trattative con l'Ue, viaggia a rilento. Tanto che lo stesso premier è costretto ad ammettere che il maxiemendamento con le modifiche del governo arriverà presumibilmente solo in Aula, dove il testo è atteso martedì prossimo: "Stiamo mettendo a punto gli interventi, ci sarebbe piaciuto farli già in commissione, temo arriveremo tardi. Questo ci dispiace - assicura - perché ci sarebbe piaciuta la più ampia dialettica, il più ampio contradditorio. Se saremo costretti ad arrivare in aula non sarà per scelta nostra".

(Fonte LaPresse di ANTONELLA SCUTIERO)

giovedì 13 dicembre 2018

Si tratta a oltranza, tra Roma e Bruxelles (VIDEO)

Manovra - Si tratta a oltranza, tra Roma e Bruxelles sulla proposta di accordo che il premier Giuseppe Conte ha sottoposto ieri al presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, al suo vice Dombrowski e al Commissario agli Affari economici, Moscovici. 

Conte ha finalmente svelato il dato del rapporto deficit/pil messo in manovra che scende al 2,04% dal 2,4. Il ministro Tria ha spiegato, che rifacendo i conti, a stime riviste, si può scendere a quella cifra. E Conte, prima di rientrare in Italia per incontrare (ieri a tarda sera) Salvini e Di Maio ha detto che la bozza italiana è stata giudicata "significativa e importante" dalla Commissione e che nella manovra restano a pieno regime "quota 100" e reddito di cittadinanza. Tria è rimasto a Bruxelles e, tra oggi e domani, Conte tornerà in Belgio per provare a chiudere utilmente la trattativa. Al Senato, alle 14 scatta il termine ultimo per presentare gli emendamenti. Quello grosso, probabilmente, arriverà più in là in aula.

(Fonte LaPresse)

mercoledì 5 dicembre 2018

04 Dicembre 2018 | Luigi Di Maio a Porta a Porta (VIDEO)

Sono stato ospite di Porta a Porta e ho avuto modo di trattare diversi argomenti: Europa, lavoro e Reddito di cittadinanza su tutti. Cerco sempre di essere molto chiaro e diretto.


Tanti i temi dibattuti a cominciare dal conflitto d’interessi che vede Di Maio al centro della polemica per la vicenda legata ai lavoratori in nero nell’azienda del padre poi i temi stretti della politica, la manovra finanziaria, le coperture, la quota 100, il reddito di cittadinanza e i rapporti sempre tesi con l’Unione Europea e internamente all’asse con la Lega, con Matteo Salvini.

domenica 2 dicembre 2018

Colpo di Stato di Franco Fracassi e Tiziana Alterio

Noam Chomsky: "Il neoliberismo ha vinto. La condizione prima per la pace sociale è che i poveri abbiano la percezione della loro impotenza". In Grecia si sta svolgendo il più grande esperimento sociale della storia. I campioni dell'austerità stanno applicando alla lettera le teorie del neoliberismo su un paese sviluppato. Fino al 2060 Atene sarà sotto amministrazione controllata da parte della Troika. Tutto ciò è stato possibile grazie a un vero e proprio colpo di Stato ordito in un giorno di mezza estate.

Un golpe moderno. Un atto di guerra fatto di minacce militari condite con azioni economiche e finanziarie, oltre che un imponente offensiva mediatica. Una conquista moderna senza armi, senza carri armati e senza spari ma che ha gli stessi effetti di una guerra, in cui i vincitori colonizzano i vinti prendendo possesso del paese conquistato. Finanza, multinazionali, oligarchia e tecnocrati di Bruxelles vanno a braccetto, appoggiandosi l'un l'altro, poichè l'uno non può vivere e guadagnare senza l'altro. Sarà l'Italia il prossimo obiettivo del Sistema?

domenica 2 luglio 2017

Luigi Di Maio (M5S) Messaggio al Presidente Francese Macron (VIDEO)


Caro Presidente Macron,
noi non ci conosciamo, non abbiamo mai avuto l'opportunità di conoscerci, ma voglio approfittare della potenza del web per inviarle questo messaggio.
Circa l'80% dei migranti che arriva in Europa passa per l'Italia, è un calcolo semplice: dei circa 90 mila migranti sbarcati nel 2017, 80 mila sono approdati in Italia. Questo perché l'Italia è alla frontiera dell'Unione Europea, e le coste dell'Italia sono la frontiera dell'Unione Europea.
Molte di queste persone vogliono raggiungere il suo Paese, o la Germania, o i Paesi del Nord Europa, ma non gli è consentito perché esiste un "muro" nei Trattati che si chiama "Regolamento di Dublino III" e non consente ai migranti che arrivano in Italia di poter varcare il confine italiano e arrivare in altri Paesi dell'Unione Europea.



A causa del Regolamento di Dublino III, l'Italia deve farsi carico di questo fenomeno migratorio che ha dei numeri spropositati, da sola. Circa i due terzi di chi arriva in Italia non è un migrante che scappa da persecuzioni o da conflitti, è un migrante economico, e quindi non potrebbe neanche stare qui. Per i trattati internazionali dovrebbe essere rimpatriato. Però questo non avviene, perché le procedure di identificazione sono complesse e lente.
Lei sa bene che l'Italia si fa carico per il 98% della spesa dell'accoglienza di tutti questi migranti. Gli italiani l'anno scorso hanno speso circa 4,5 miliardi di euro, a fronte di soli 100 milioni di euro che venivano dall'Unione Europea. Delle briciole.
Noi chiediamo all'Unione Europea, all'Europa, di farsi carico non solo di questa spesa ma di questo fenomeno, che inevitabilmente coinvolge per ragioni geografiche l'Italia, che è alla frontiera dell'Unione Europea, ma che proprio perché è un Paese membro deve essere aiutato da tutti.
Pochi mesi fa ho lanciato un allarme circa le operazioni di salvataggio che avvengono dal Mediterraneo ad opera di alcune imbarcazioni delle organizzazioni non governative. Il procuratore di Messina aveva lanciato un allarme ancor più grave, e cioè ha messo in guardia gli italiani dal fatto che alcuni scafisti, alcuni mercanti di uomini, trafficanti di uomini, potessero stare finanziando alcune imbarcazioni delle ONG battenti bandiera straniera. Noi avevamo proposto una cosa molto semplice: avevamo proposto di non far approdare nei nostri porti le imbarcazioni di ONG non trasparenti, quelle che non esibiscono i bilanci, quelle su cui ci sono ombre, e quelle che hanno bandiera di paradisi fiscali. Non siamo stati ascoltati, siamo stati definiti i razzisti, poi qualche giorno fa il ministro dell'Interno di questo governo ha deciso di chiudere i porti alle ONG e alle imbarcazioni battenti bandiera straniera. Peccato però, che né l'Unione europea né lui siano ancora passati dalle parole ai fatti.


Presidente Macron, dopo la sua vittoria in Francia tutti hanno parlato di vittoria dell'europeismo. Lei è definito un europeista, ma mi permetta di dirle che siamo tutti bravi a fare gli europeisti con le frontiere degli altri, e in particolare con le frontiere italiane.
Lei ha detto che non aiuterà l'Italia per 80% di migranti che si trovano nel nostro paese, ovvero i migranti economici. Sta accompagnando molti migranti che trovano sul suolo francese alla frontiera francese con l'Italia, Ventimiglia. Presidente Macron noi ci aspettiamo dai Francesi e dalla Francia ben altro aiuto e supporto rispetto a quello dimostrato da lei e dichiarato da lei.


Noi non possiamo permetterci di essere così europeisti come lo è lei, noi abbiamo 9mila chilometri di costa, e l'80 per cento dei migranti che sbarca in Italia sono tutti migranti economici. Il problema come sa è l'identificazione di queste persone che arrivano in Italia, dobbiamo identificarli, dobbiamo capire se sono migranti economici o rifugiati, e solo dopo potremo inviare al suo Paese i profughi e non i migranti economici. Ma il nostro grande problema come Paese, e l'Italia non ce la fa, è l'identificazione di queste migliaia e migliaia di migranti, solo in 48 ore negli ultimi giorni ne sono arrivati circa 12mila.
Noi ci aspettiamo dall'Unione Europea una mano proprio su questo, sulle procedure di identificazione. 

Queste procedure in Italia a volte durano mesi, a volte durano anni, e noi abbiamo bisogno di velocizzarle attraverso un supporto dell'intera Unione Europea, che sostenga queste procedure e ci aiuti a svolgerle nel migliore dei modi. Noi non vogliamo essere definiti eroi, vogliamo un aiuto concreto come popolo italiano perché ci sentiamo parte dell'Unione Europea, e soprattutto contribuiamo al bilancio dell'Unione Europea.
E' ora che tutta l'Europa si faccia carico del problema migrazioni, del problema immigrazione. Non possiamo più nasconderci, non si può più fingere che l'Italia non sia il porto dell'Unione Europea, e che stia ricevendo un numero astronomico di migranti. Presidente Macron, è arrivato il momento del coraggio, è il momento di dimostrare veramente se esiste ancora un'Unione Europea, mettiamoci tutti in marcia per risolvere il problema dell'immigrazione. Mettiamoci tutti in marcia, come piace dire a lei.


(Luigi Di Maio)

lunedì 16 gennaio 2017

A Bruxelles lo chiamano "il conto di Renzi" l'uomo voragine


E come al solito le sue bugie le pagheremo con le nostre tasse.
Da Sindaco ha indebitato Firenze per arrivare a Palazzo Chigi. Poi a Palazzo Chigi ha indebitato l'Italia per foraggiare chi lo aveva mandato lì.
Risultato? Oltre 100 miliardi di euro di debiti e nessun conto in regola. Un uomo, un buco di bilancio.

Quando Renzi faceva il Sindaco di Firenze, il suo bilancio comunale è stato bocciato per quattro volte di fila dalla Corte dei Conti: "sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”, dichiarò il nuovo Sindaco di Firenze Nardella appena insediato a Palazzo Vecchio. I 50 milioni alla fine li stanno facendo pagare ai cittadini.
Lui spreca e sperpera con le promesse elettorali, poi lascia i suoi avatar a fare il lavoro sporco.

A Gentiloni tocca lo stesso destino di Nardella: nell'ultima Legge di Bilancio del Governo Renzi mancano all'appello 3,4 miliardi di euro, a Bruxelles lo chiamano "il conto di Renzi", ma in realtà vogliono farlo pagare a noi con una manovra straordinaria.
Per vincere al referendum, "l'uomo voragine" aveva promesso aumenti pensionistici, bonus di vario genere, abbassamento delle tasse, abolizione di Equitalia e una batteria di pentole in omaggio.
Promesse che già a novembre non quadravano nei conti della Commissione Europea, ma in UE si sono guardati bene dal certificarlo ufficialmente: per l'establishment doveva vincere il SI e non si doveva disturbare il manovratore.
 Purtroppo i rilievi sono arrivati questa settimana e si prospetta una manovra lacrime e sangue.
Sia chiaro, questi 3,4 miliardi di euro sono richieste fatte dalla UE in nome dell'austerity che noi abbiamo sempre combattuto. Soldi che in ogni caso non avremmo mai speso in mance elettorali.
Il Pd che finge di litigare con la UE prima delle elezioni e dopo esegue a testa bassa, ora vuole aumentare le tasse per colmare i 3,4 miliardi.
Io il "conto di Renzi" lo farei pagare al Pd, che prima critica i paramentri UE, poi li viola e poi abbassa la testa facendo pagare a noi.
A Junker, che per coprire la campagna referendaria truffaldina di Renzi ci presenta il conto solo ora, dico che ancora una volta ha dimostrato tutta l'ipocrisia e l'inadeguatezza di questa Unione Europea.

(Luigi Di Maio M5S Camera)

mercoledì 11 gennaio 2017

Marco Zanni eurodeputato M5S passa al gruppo ENF



Come un fulmine a ciel sereno arriva la notizia del giorno per la politica bergamasca: l’eurodeputato bergamasco Marco Zanni del Movimento 5 Stelle abbandona il gruppo Efdd ed aderisce allo Enf (Europa delle Nazioni e della Libertà), la formazione che vede al proprio interno la Lega Nord di Matteo Salvini oltre al Front National di Marine Le Pen e il Pvv di Geert Wilders.


Una mossa, quella del loverese, che spiazza tutti, Movimento 5 Stelle in primis.
Zanni lunedì aveva aspramente criticato la scelta di Beppe Grillo di passare ad Alde, definendosi “sconcertato” dopo aver appreso del referendum fatto sul famoso blog del leader genovese.
(Fonte BergamoNews)

Marco Affronte eurodeputato M5S passa ai Verdi

A partire da oggi entro a far parte, come indipendente, del Gruppo al Parlamento Europeo "Verdi - Alleanza Libera Europea". 
Resterò membro titolare delle Commissioni Pesca e Ambiente (PECH e ENVI). 
Il Gruppo V-ALE conterà così su 51 parlamentari da 18 Paesi diversi.

"Prime defezioni in Europa: i Verdi italiani danno il benvenuto all'europarlamentare Marco Affronte, ex M5s, che stamane ha aderito al gruppo europeo dei Verdi". A renderlo noto è Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi.
"Salutiamo l'entrata nella famiglia Verde europea e italiana dell'europarlamentare Marco Affronte" - scrivono in una nota i membri dell'esecutivo Nazionale dei Verdi Luana Zanella e Angelo Bonelli, che proseguono: "Marco Affronte è una persona di cui conosciamo il grande impegno nelle tematiche ecologiste. Siamo convinti che la sua presenza tra gli ecologisti italiani darà un grande contributo alle battaglie per la salvaguardia dell'ambiente e la promozione di una Europa più verde più giusta e più democratica. Affronte, con le sue competenze e la sua storia, non potrà che rafforzare i Verdi nel nostro Paese".


Lo stesso Affronte in una breve dichiarazione ha spiegato che si tratta di una "decisione sofferta" ma che "non ci sono più le condizioni per restare". L'eurodeputato ha detto di non sapere quanti altri seguiranno la sua strada e di non temere di dover pagare una penale.
L'eurodeputato pentastellato Marco Affronte ha deciso di abbandonare il gruppo EFDD ed entrerà oggi a titolo personale nel gruppo dei Verdi. Affronte è così il primo europarlamentare eletto col M5S a lasciare la delegazione grillina a Bruxelles dopo il tentativo fallito di aderire al gruppo ALDE e la successivo decisione di restare nella formazione euroscettica guidata da Nigel Farage. 
(Fonte ANSA)

domenica 28 agosto 2016

TTIP: Salta il trattato di libero scambio Usa-Ue (VIDEO)



Il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ammette il fallimento dei negoziati Usa-Ue sul trattato di libero scambio (Ttip). «I negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane» ha detto il ministro socialdemocratico in un'intervista alla rete tedesca Zdf, sottolineando come ormai «non ci sarà più alcun passo avanti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente». Gabriel ha anche sottolineato che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato un'intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo.
I negoziati, avviati nel 2013, non hanno mai avuto vita facile. Non solo la Germania ma anche la Francia non ha mai nascosto le perplessità per quello che sembrava uno strumento unilaterale americano.
In realtà non giunge inaspettata una dichiarazione del genere vista la congiuntura politica di qua e di là dell’Atlantico. Già a maggio sui media americani si poteva leggere che l’accordo sul Ttip era morto quando il candidato repubblicano Donald Trump e la candidata democratica Hillary Clinton hanno iniziato a dire le stesse cose: il primo lo attacca ogni giorno, le ultime dichiarazioni della seconda sono state all’insegna di «dubbi e preoccupazioni».



L’America aspetta infatti le elezioni presidenziali di novembre e Hillary Clinton ha fatto marcia indietro sul Ttip che un tempo appoggiava in linea con Obama perché la questione in patria è tutto fuorché popolare: in tempi in cui i due candidati alla Casa Bianca promettono il ritorno di manodopera che non tornerà più, parte dell’opinione pubblica vede nel trattato una ulteriore minaccia alla working class americana impoverita. Una paura che Trump ha cavalcato da subito e a cui Clinton ha ceduto anche per non perdere quell’elettorato democratico che ha sostenuto il suo sfidante interno, Bernie Sanders. Allo stesso tempo, l’attuale presidente Obama ha il potere dell’anatra zoppa (lame duck) - così si chiama il presidente a fine mandato - e un Congresso ostile.
In Europa chi dovrebbe decidere non se la passa meglio: sia la Francia sia la Germania aspettano le elezioni nel 2017 per cui prima della fine del prossimo anno qualsiasi iniziativa sarebbe improduttiva perché manca un mandato forte agli attuali leader. E perché, come in America, parte dell’opinione pubblica si è schierata contro l’accordo in nome della tutela dei posti di lavoro e dell’ambiente nonché la paura per gli Ogm (si veda il video sotto, la manifestazione a Berlino un anno fa).
All’inizio dell’estate, già il ministro italiano dello sviluppo economico Carlo Calenda aveva avvertito che il Ttip era in bilico: «Il Ttip - aveva detto - secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione» quindi «sarà molto difficile che passi e sarà una sconfitta per tutti».

(fonte ilsole24ore)

domenica 3 luglio 2016

Maria Edera Spadoni (M5S) Brexit e situazione in Italia (VIDEO)



-Ogni Paese contribuisce al bilancio europeo con l’1% del pil nazionale.

-Nel 2013 l’Italia ha versato nelle casse di Bruxelles circa 15 miliardi di euro e ne ha riportati a casa poco più di 9 da investire in progetti che, in teoria, dovevano rilanciare l’economia, ma in realtà hanno ingrassato le clientele.

-Rispetto al contributo versato, l’Italia ha perso 5,4 miliardi nel 2012, addirittura 7,4 nel 2011, ben 6,5 nel 2010, e così via.
-In dieci anni abbiamo versato nelle casse europee 159 miliardi di euro (presi dalle tasse pagate in Italia), e ne abbiamo ripresi appena 104: in totale, 55 miliardi persi, buttati via per grave insipienza politica, sia a livello nazionale che regionale. Mancavano i progetti sui quali investire. E quando sono stati presentati e finanziati, il risultato è stato deprimente: a malapena l’Italia è riuscita a spendere il 52,7% dei fondi comunitari assegnati.

(Maria Edera Spadoni)