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venerdì 30 ottobre 2026

Terremoto nella ricostruzione delle Marche: l'ombra dei clan e l'arresto dell'ex capo di gabinetto Pistarelli

 Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Ancona e della Guardia di Finanza ha svelato un presunto sistema criminale legato agli appalti della ricostruzione post-sisma 2016 nelle Marche, che ha portato a otto arresti, 51 indagati e al sequestro preventivo di oltre 57 milioni di euro. 

Al centro dell'indagine "Ricostruzione" figurano l'avvocato Fabio Pistarelli, esponente di Fratelli d’Italia e capo di gabinetto del governatore Francesco  Acquaroli fino a fine 2025, accusato di corruzione, ed Enrico Crucianelli, presidente dell'Ance Macerata, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il presidente della Regione, Francesco  Acquaroli, non risulta indagato dalla magistratura. 

Il sistema dei subappalti e le infiltrazioni di Camorra e 'Ndrangheta
Secondo l'impianto accusatorio dei magistrati, l'organizzazione criminale è riuscita a mettere le mani su un pacchetto di appalti del valore complessivo di circa 350 milioni di euro, ripartiti tra opere pubbliche e interventi privati di ricostruzione. Le ditte collegate al clan dei Casalesi (fazione riconducibile a Michele Zagaria) e a cosche della 'ndrangheta penetravano nei cantieri aggirando l'Anagrafe Antimafia grazie a un fitto reticolo di società cartiere e subappalti illeciti.
Il gancio imprenditoriale sul territorio, secondo l'accusa, sarebbe stato proprio il costruttore Enrico Crucianelli. Attraverso la sua posizione istituzionale e le sue aziende, Crucianelli avrebbe veicolato commesse milionarie verso ditte formalmente "pulite", ma di fatto controllate o vicine alla criminalità organizzata campana e calabrese. 
Il ruolo di Fabio Pistarelli e la posizione della Regione
L'arresto più pesante sul piano politico è quello di Fabio Pistarelli, figura storica della destra maceratese ed ex braccio destro del governatore Acquaroli. Gli inquirenti ritengono che Pistarelli abbia sfruttato i suoi legami istituzionali all'interno della Regione Marche per agire come terminale di un comitato d'affari, indirizzando fondi pubblici e proteggendo gli interessi del sodalizio. Tra le operazioni attenzionate figura anche la gestione dei finanziamenti per il recupero dell'ex convento delle Monachette a Macerata. Durante l'interrogatorio di garanzia davanti al GIP, Pistarelli si è avvalso della facoltà di non rispondere. 
Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha commentato la vicenda esprimendo profonda amarezza e parlando di un potenziale "tradimento" perpetrato ai danni delle istituzioni e della comunità marchigiana. Intervenendo pubblicamente a Muccia, Acquaroli ha dichiarato: «Ho sbagliato la persona, ma corruzione e mafia non le conosco». Il governatore ha inoltre precisato di aver chiesto a Pistarelli di fare un passo indietro già a dicembre 2025 dopo aver captato alcune "voci" di corridoio, prima ancora che l'indagine diventasse di dominio pubblico. 
Le reazioni politiche e lo scontro in Consiglio
Il coinvolgimento del nucleo direttivo della presidenza regionale ha innescato una durissima reazione da parte delle opposizioni. Le minoranze in Consiglio regionale hanno sollevato forti dubbi sulla gestione politica della vicenda, chiedendo trasparenza sui motivi per cui Pistarelli fu allontanato nel 2025 senza che vi fosse una formale segnalazione immediata alle autorità. Esponenti del Partito Democratico e dei movimenti civici hanno attaccato la narrativa della "filiera istituzionale perfetta" promossa dal centrodestra, sottolineando come l'indagine dimostri la vulnerabilità del tessuto economico marchigiano di fronte alla criminalità organizzata strutturata. 
Mentre i legali degli indagati annunciano ricorsi al Tribunale del Riesame per contestare le misure cautelari, l’inchiesta getta una pesante ombra sul completamento delle opere del sisma del 2016, dimostrando come i fondi per l'emergenza continuino a rappresentare un forte polo d'attrazione per le mafie nazionali. 

(Gianmario Acciaio)