Un terremoto giudiziario scuote la ricostruzione post-sisma del 2016 nelle Marche. Un'indagine della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato a 8 arresti, 51 indagati e a un maxi-sequestro preventivo di 57 milioni di euro, svelando un sistema di infiltrazioni della criminalità organizzata — riconducibile a 'ndrangheta e camorra — all'interno degli appalti pubblici e privati per un valore complessivo di circa 350 milioni di euro.
martedì 27 ottobre 2026
Regione Marche | Terremoto giudiziario 8 arresti 51 indagati ricostruzione Post-Sisma
lunedì 5 ottobre 2026
Stragi '92 | Roberto Scarpinato Senatore M5S | Gravemente falso darmi del depistante
ROMA, 4 ott. - "L'affermazione secondo cui io conversando con Gioacchino Natoli avrei portato avanti un'attività depistante è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante.
Come ho già affermato tante volte e come avrei potuto dimostrare anche in sede giudiziaria se mi fosse stata data la possibilità, nelle mie conversazioni telefoniche con Gioacchino Natoli esortavo il mio interlocutore a riferire in commissione Antimafia una circostanza vera - non una falsità ma una verità - che lui stesso mi aveva in precedenza riferito. Fu lui infatti a dirmi di essere stato presente alla riunione della procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver chiaramente sentito che il magistrato Lo Forte riferì in dettaglio della parziale e temporanea archiviazione di un filone dell'indagine mafia-appalti. Lo stesso hanno affermato in varie sedi istituzionali altri magistrati presenti quel giorno. E' noto e appurato che a quella riunione fosse presente anche Paolo Borsellino. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna non solo non ha garantito il mio diritto di soggetto non indagato al contraddittorio, ma si è spinto addirittura ad affermare che io avrei tentato di depistare i lavori della Commissione antimafia. E' falso".
"Il punto centrale è questo", aggiunge Scarpinato: "le stragi del 1992-93 non furono solo di mafia ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a Cosa Nostra, come dimostrato inequivocabilmente da gravi e ripetuti depistaggi, dalla partecipazione di soggetti esterni e dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia.
Su tale questione si è aperta una spaccatura nel mondo politico ed in alcune componenti della magistratura di Caltanissetta sin dal 1992, quando il Procuratore Tinebra avallò la falsa pista Scarantino, e che giunge sino ai nostri giorni. Da ultimo, con un'ordinanza confermata dalla Cassazione, la Gip di Caltanissetta Graziella Luparello ha bollato come affetta da 'severa miopia' e da 'approccio mistico e dogmatico' la pista mafia-appalti secondo cui le stragi sarebbero state eseguite solo dalla mafia per motivi connessi agli appalti, ed ha imposto ben 43 nuove indagini, colmando le gravi lacune della Procura guidata da De Luca nelle piste sui mandanti occulti.
Nel tentare di rianimare la pista mafia-appalti, un altro gip dello stesso ufficio, Santi Bologna, ha redatto un provvedimento di archiviazione contro ignoti basato su fatti e circostanze alcune delle quali ritenute false da altro gip del medesimo ufficio, la dottoressa Lo Forti, e da altre autorità giudiziarie.
Tentativo fallito, tenuto conto che proprio per la totale inconsistenza del materiale probatorio, non è stato possibile iscrivere nel registro degli indagati neppure gli imprenditori mafiosi nel settore degli appalti nel cui interesse sarebbe stata fatta la Strage di via D'Amelio. Lo stesso provvedimento del gip Bologna dà di fatto manforte al bullismo politico di cui sono stato bersaglio per avere sempre contrastato le tesi che vorrebbero ridurre le causali delle stragi a questioni di appalti, castrando così le indagini sui depistaggi finalizzati a coprire mandanti eccellenti.
Non soltanto sono stato intercettato per 33 volte e le mie conversazioni sono state utilizzate processualmente senza alcuna autorizzazione del Senato, con l'entusiastica approvazione della stessa maggioranza che nega invece sistematicamente l'utilizzazione di intercettazioni e di chat di Delmastro e di altri suoi parlamentari, ma per di più mi è stato persino negato il diritto di essere sentito dalla magistratura per dimostrare, documenti alla mano, la totale rispondenza al vero delle circostanze di cui parlavo con Natoli.
E' evidente che tutti i mezzi sono buoni per tentare di chiudere la bocca e condannare al silenzio le voci critiche e scomode. Ma non si illudano di intimidirmi, non mi arrenderò mai e continuerò il mio impegno per la ricerca della verità, costi quel che costi".
Roberto Scarpinato
giovedì 31 gennaio 2019
17 arresti del Ros, colpo a clan Nisseno
mercoledì 23 gennaio 2019
La nuova Cupola della Mafia
Mafia: inchiesta sulla Cupola, tra i fermati anche il nipote di Greco e il figlio di Lo Piccolo
mercoledì 9 maggio 2018
Chi era PEPPINO IMPASTATO | 09 Maggio 1978
L'attività del Centro Impastato, le accuse e le scoperte
La matrice mafiosa del delitto viene individuata grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta (1916 - 2004), che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, da Umberto Santino e dalla moglie Anna Puglisi, grazie anche ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo che viene fondato a Palermo nel 1977, è intitolato proprio a Giuseppe Impastato dal 1980. Sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.
mercoledì 6 luglio 2016
MAFIA EXPO: Sala, Maroni, Renzi, non si sono accorti di nulla in questi anni ? (VIDEO)
Il presidente di Regione Lombardia Maroni, l’ex amministratore delegato di Expo e ora sindaco di Milano Giuseppe Sala, il ministro dell’interno Angelino Alfano e tutto il governo del piazzista Renzi hanno fallito. Expo è stata un oltraggio per le politiche antimafia. Il quadro che emerge dall’inchiesta della Dda di Milano, che oggi ha portato a undici arresti per infiltrazioni mafiose in Expo e in Fiera Milano, rappresenta la disfatta annunciata dell’evento “cento per cento mafia free” di Roberto Maroni. E invece la mafia è ingrassata all’ombra dei padiglioni di Expo e della politicizzatissima Fiera di Milano. Le promesse di vigilanza e legalità sono state una barzelletta. Il Presidente Maroni, insieme alla combriccola di Expo Mafia Free, da Sala al Prefetto Tronca, da Pisapia ad Alfano, hanno messo in campo politiche contro l’infiltrazione mafiosa inadeguate e in ritardo, chiudendo i cancelli a buoi scappati. Per fermare il crimine organizzato non servono patti tra gentiluomini. E’ ampiamente dimostrato che la mafia riesce ad infiltrarsi quando la politica lo permette e il caso Fiera Milano, con le nomine politiche, è tutto da chiarire. In Lombardia è necessario dichiarare lo stato di emergenza e azzerare la classe dirigente nelle istituzioni. Gli appalti finiscono nelle mani dei mafiosi che usano la violenza, l’intimidazione, l’omertà e soprattutto la corruzione. Il Comitato Antimafia milanese aveva segnalato i rischi e le azioni da fare per evitarlo come i controlli in notturna, e aveva suonato un campanello d’allarme che purtroppo è rimasto inascoltato. Le istituzioni hanno sottovalutato ogni segnale e sono corresponsabili dell’ingresso in Expo e in Fiera delle imprese mafiose dalla porta principale. Un ringraziamento, e la richiesta di andare fino in fondo, va alla Guardia di Finanza e alla Procura delle Repubblica di Milano.
martedì 10 maggio 2016
#PiovraPD tutti i nomi degli indagati e condannati d'Italia (VIDEO)
Federica Guidi, ex Ministro del Governo PD, citata nell'inchiesta;
Maria Elena Boschi, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, citata nell'inchiesta
Graziano Delrio, Ministro Infrastrutture (Governo - Pd), citato nell'inchiesta
Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (Pd), citato nell'inchiesta
Marcello Pittella, Presidente della Regione Basilicata (Pd), citato nell'inchiesta
Paolo Quinto, Capo della segreteria di Anna Finocchiaro, senatrice del Pd, citato nell'inchiesta
Vito De Filippo, Sottosegretario alla Salute, indagato per induzione indebita
Vincenzo Robortella, Consigliere regionale PD, indagato
Rosaria Vicino, ex Sindaco del Comune di Corleto Perticara, agli arresti domiciliari
Giambattista Genovese, ex Vice sindaco del Comune di Corleto Perticara, sottoposto a misura cautelare.
#GOMORRAPD
Stefano Graziano, consigliere Regione Campania e Presidente PD Campania, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa;
Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere (eletto con l’appoggio del PD), arrestato per corruzione aggravata.
#MAFIACAPITALE
Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale e presidente della commissione
Patrimonio, arrestato con l'accusa di corruzione aggravata
Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale, arrestato
Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa, arrestato
Andrea Tassone, del Pd, ex presidente del X Municipio, ai domiciliari
Piemonte:
Rocco Fiorio, indagato nell’inchiesta sulle “giunte fantasma”
Paola Bragantini, deputata PD, indagata per truffa aggravata.
Andrea Stara (compagno della Bragantini) indagato per peculato nell’ambito dei rimborsi regionali.
Giovanni Corgnati, consigliere regionale Piemonte, a processo per falso ideologico
Davide Sandalo, ex presidente del Consiglio comunale di Casale Monferrato (Alessandria), sotto processo per concussione per induzione.
Maura Forte, sindaco di Vercelli, a processo per falso ideologico
Giuseppe Grieco, ex vicesindaco Verbania, indagato per irregolarità alle elezioni
Diego Brignoli, ex presidente del Consiglio comunale Verbania, indagato per irregolarità alle elezioni
Filippo Penati, accusato di corruzione e concussione (prescritto).
Luca Gaffuri, capogruppo in regione, rinviato a giudizio per l'inchiesta spese pazze
Carlo Spreafico, consigliere regionale, condannato a 2 anni
Angelo Costanzo, consigliere regionale, condannato a 1 anno e 6 mesi
Luigi Addisi, ex consigliere comunale, arrestato nel 2014 per riciclaggio e abuso d’ufficio con l’aggravante di aver favorito la ’ndrangheta.
Massimo D’Avolio indagato per abuso d’ufficio
Gianpietro Ballardin, sindaco di Brenta indagato a piede libero per favoreggiamento e falso.
Mario Lucini, sindaco di Como, indagato per violazione alle norme edilizie e turbativa d’asta
Maria Rosa Belotti, Sindaco di Pero, indagata per abuso d’ufficio
Antonino Miceli consigliere regionale, rinviato a giudizio per peculato e falso
Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova imputata per omicidio colposo, disastro colposo, falso e calunnia.
Raffaella Paita, indagata per omicidio e disastro colposo
Franco Bonanini condannato a 7 anni e dieci mesi per vari reati
Giorgio Orsoni, ex sindaco di Venezia, è imputato di finanziamento illecito ai partiti.
Giampietro Marchese, tesoriere del Pd, indagato per finanziamento illecito ai partiti
Marco Monari, indagato per peculato
Damiano Zoffoli, europarlamentare, indagato per truffa e peculato
Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, accusato di associazione a delinquere e truffa
Virginio Merola, sindaco di Bologna, indagato per omissione d’atti d’ufficio,
Gianni Biagi, ex assessore comunale di Firenze, condannato a due anni e mezzo per corruzione
Graziano Cioni, ex assessore alla sicurezza, condannato a un anno e mezzo
Alberto Formigli, ex capogruppo Pd in Consiglio comunale di Firenze: condannato a tre anni e 9 mesi per corruzione e peculato.
Leonardo Domenici. ex sindaco di Firenze, condannato a un anno e mezzo per omicidio colposo
Bruno Valentini, sindaco di Siena, indagato per falso in atto pubblico, abuso di ufficio e truffa.
Alessandro Cosimi, ex sindaco di Livorno indagato per vari reati
Bruno Picchi, ex vicesindaco di Livorno, indagato per abuso d'ufficio
Walter Nebbiai, ex assessore a Livorno, indagato per abuso d'ufficio
Esterino Montino, sindaco di Fiumicino, indagato per abuso d'ufficio
Giancarlo Lucherini, Bruno Astorre, Claudio Moscardelli,Francesco Scalia e Daniela Valentini, Enzo Foschi indagati per truffa e peculato
Marco Di Stefano rinviato a giudizio per abuso d'ufficio truffa e falso
Luigi Lusi, ex senatore romano del Pd, condannato a 8 anni per appropriazione indebita,
Ignazio Marino indagato per truffa ai danni del'Inps
Gianmario Spacca, ex governatore, indagato per peculato
Vittoriano Solazzi, indagato per peculato
Angelo Sciapichetti, ex assessore, indagato per concorso in peculato
Umbria:
Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni, indagato per abuso d'ufficio e favoreggiamento
Fabio Paparelli, vicegovernatore, a processo per le stabilizzazioni del personale nella Provincia.
Roberto Riga, ex vicesindaco L'Aquila, indagato per tangenti
Alberto Tedesco, ex assessore regionale, indagato per associazione per delinquere e corruzione
Mimmo Consale, ex sindaco di Brindisi, ai domiciliari per tangenti
Gianni Florido, ex presidente della provincia di Taranto, indagato per concussione
Michele Conserva, assessore all’ambiente, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla concussione
Donato Pentassuglia, ex assessore, Indagato per favoreggiamento
Michele Mazzarano, consigliere regionale, sotto processo per finanziamento illecito ai partiti
Fabiano Amati, consigliere regionale, condannato per tentato abuso d’ufficio;
Gerardo De Gennaro, ex consigliere regionale, coinvolto in un’inchiesta su sei grandi opere edilizie a Bari
Ernesto Abaterusso, consigliere regionale, condannato a un anno e 6 mesi
Marcello Pittella, governatore della Basilicata è imputato in Rimborsopoli, indagato per corruzione elettorale e condannato dalla Corte dei conti
Vincenzo Folino, deputato, indagato per peculato
Giuseppe Ginefra ex assessore indagato per corruzione elettorale
Federico Pace ex assessore indagato per corruzione elettorale
Vito De Filippo indagato per induzione indebita
Luca Braia. rinviato a giudizio per uso illecito di fondi regionali
Enrico Coscioni, il consigliere per la Sanità, accusato di tentata concussione;
Franco Alfieri, il consigliere per l’Agricoltura, indagato per omissione di atti d’ufficio
Antonio Bassolino imputato di peculato.
Enrico Fabozzi, ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale condannato in primo grado a 10 anni per concorso esterno in associazione camorristica.
Giosy Ferrandino sindaco di Ischia, sotto processo per tangenti
Giorgio Zinno (San Giorgio a Cremano), raggiunto da un avviso di conclusa indagine.
Sandro Principe, ex sottosegretario, arresti domiciliari per voti in cambio di appalti e posti di lavoro ai clan.
Orlandino Greco, consigliere regionale, indagato per corruzione elettorale e voto di scambio politico-mafioso
L’ex assessore regionale Nino De Gaetano, arrestato e indagato per peculato
Nicola Adamo, ex consigliere regionale, indagato per associazione a delinquere
Antonio Scalzo, ex presidente del Consiglio regionale, indagato per peculato e falso
Carlo Guccione ,ex assessore, indagato per peculato e falso
Vincenzo Ciconte, l’ex vicegovernatore indagato per peculato e falso
Michelangelo Mirabello consigliere regionale, è rinviato a giudizio per concorso in bancarotta.
Mirello Crisafulli indagato per per abuso di ufficio e occupazione abusiva di suolo pubblico e condannato a due mesi per un blocco dell’autostrada Pa-Ct nel 2010
Elio Galvagno, ex deputato regionale, condannato a due mesi per un blocco dell’autostrada Pa-Ct nel 2010
Vito Daniele Cimiotta, consigliere comunale Marsala, indagato per voto di scambio
Nino Papania, deputato, a giudizio per associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio
Gaspare Vitrano è stato condannato a sette anni per concussione.
Renato Soru, ex governatore, condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale
venerdì 14 novembre 2014
domenica 31 agosto 2014
Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni le rivelazioni di Totò Riina
Per la prima volta, Riina rivela come si articolò quel "patto di protezione" che la Cassazione ha accertato definitivamente, mandando l'ex senatore Marcello Dell'Utri in carcere. Perché Dell'Utri sarebbe stato l'intermediario fra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia.
È la storia di una lunga stagione, che Riina racconta così, il 22 agosto dell'anno scorso: "È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d'accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati". Diversamente, come è emerso dai processi, andò a Catania. Conferma Riina: "Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di.... Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato... così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa... minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa".
Ha preso un altro palermitano, c'era quello a Milano. Là c'era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello... il senatore". Ovvero, Dell'Utri, che Riina definisce "una persona seria". Il "palermitano" dovrebbe essere invece il boss Tanino Cinà, che negli anni Settanta suggerì a Dell'Utri di mandare Vittorio Mangano come stalliere ad Arcore quando Berlusconi cercava "protezione".
Oggi, però, Riina esprime giudizi pesanti sull'ex premier, anche se precisa di non averlo mai incontrato ("Non era così famoso ai miei tempi, altrimenti l'avrei cercato"): "Noi su Berlusconi abbiamo un diritto, sapete quando? Quando siamo fuori lo ammazziamo". Precisa: "Non lo ammazziamo però perché noi stessi non abbiamo il coraggio di prenderci il diritto". Alla fine, riprende a scherzare attorno al "buffone", al "disgraziato", così lo chiama. Scherza sui soldi che Berlusconi deve all'ex moglie.
E sul calciatore brasiliano Pato, fidanzato con la figlia dell'ex premier: "Sta Barbarella è potentosa come suo padre, si è messa sotto quello lì, lui era un potente giocatore e non ha potuto giocare più".
Prima di rientrare in cella, Riina dà del "disgraziato" al ministro Angelino Alfano.














