Un terremoto giudiziario scuote la ricostruzione post-sisma del 2016 nelle Marche. Un'indagine della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato a 8 arresti, 51 indagati e a un maxi-sequestro preventivo di 57 milioni di euro, svelando un sistema di infiltrazioni della criminalità organizzata — riconducibile a 'ndrangheta e camorra — all'interno degli appalti pubblici e privati per un valore complessivo di circa 350 milioni di euro.
Il comitato d'affari e il coinvolgimento istituzionale
Al centro dell'inchiesta figura una presunta struttura stabile d'intermediazione illecita che avrebbe condizionato gare e finanziamenti. Tra le persone finite in manette c'è Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli (dimessosi nel dicembre 2025), accusato insieme ad altri soggetti di aver sfruttato relazioni istituzionali per ottenere vantaggi illeciti. Il governatore Acquaroli ha espresso “incredulità e amarezza”, parlando di un potenziale «tradimento» nei confronti della comunità marchigiana, mentre la difesa di Pistarelli ha ribadito l'estraneità dell'indagato alle accuse, annunciando ricorso al Tribunale del Riesame.
Le maglie dei subappalti e le reazioni
Le indagini, partite nel 2023 e ramificate in diverse regioni italiane, hanno fatto luce sul ruolo di imprenditori locali considerati "cerniera" per aggirare i controlli antimafia e consentire l'ingresso nei cantieri a società collegate ai clan (come i casalesi e cosche calabresi) attraverso prestanome e società "cartiere". Ferma la condanna del commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, che ha definito l'accaduto “un'offesa inaudita alle istituzioni e alle comunità colpite”, mentre le opposizioni in Consiglio regionale invocano chiarezza sugli interrogativi politici e istituzionali sollevati dal blitz.
(fonte: RAI News)
