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mercoledì 18 febbraio 2026

Alfonso Bonafede | Io voto NO alla Riforma della Giustizia

 Non parlava da parecchio. Ma ora Alfonso Bonafede, già ministro della Giustizia nei due governi di Giuseppe Conte per il M5S, membro del consiglio di presidenza della giustizia tributaria, rompe il silenzio: contro la riforma della magistratura, “inutile e potenzialmente rischiosa”, e non solo. “Parlo da cittadino, non da politico, né in alcuna veste istituzionale”, precisa. Per poi aggiungere: “Invito tutti a votare. Quando c’è in gioco la Costituzione, partecipare è un dovere”.

𝐏𝐞𝐫 𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐞𝐦𝐛𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐬𝐦 𝐫𝐨𝐦𝐩𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐜𝐜𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 “𝐩𝐚𝐫𝐚𝐦𝐚𝐟𝐢𝐨𝐬𝐨” 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐂𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚?
Detta da un ministro, mi sembra una frase davvero grave, con cui fa di tutta l’erba un fascio. Quando ero Guardasigilli, ci fu una grave crisi che toccò il Csm (il caso Palamara, ndr), ma io specificai sempre che si trattava di degenerazioni delle correnti, e non di tutta la magistratura. Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino facevano parte di correnti, come tanti altri magistrati che hanno dato la vita per questo Paese.
𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚: “𝐃𝐢 𝐟𝐫𝐚𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞 𝐡𝐨 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞, 𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐨̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐚𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨”.
Ma questo non è il suo ruolo. Credo sia un modo assurdo di entrare nel dibattito.
𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐆𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢 è 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐮𝐫𝐨: “𝐏𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐒𝐢̀ 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐢𝐚𝐭𝐚, 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢”.
Gratteri ha parlato in modo chiarissimo, e le sue frasi non potevano essere equivocate. Soprattutto, Nordio non doveva rispondere evocando i test psico-attitudinali per i giudici. La magistratura è il volto dello Stato nell’applicazione della legge: va rispettata. Un ministro dovrebbe osservare un contegno istituzionale.
𝐏𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐧𝐨?
In base alla Carta, può promuovere l’azione disciplinare. Se ha riserve sull’operato di un magistrato, la eserciti invece di attaccare singoli giudici sulla stampa. Io da ministro non ho mai parlato contro uno o più magistrati.
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐧𝐦 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐢 𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐍𝐨.
Mi sembra che l’Anm abbia già risposto.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ è 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚?
È inutile, perché non risolve i problemi della giustizia, per cui servirebbero innanzitutto investimenti. E poi non si cambiano ben sette articoli della Costituzione senza coinvolgere il Parlamento con un’approfondita discussione. I Padri costituenti si confrontavano su ogni parola. Qui il testo era blindato.
𝐃𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢.
La mia proposta del 2019 era molto diversa. Consisteva in un sorteggio temperato: si sorteggiava una percentuale rilevante di magistrati in ogni collegio, e poi i colleghi votavano i nomi da questo elenco. Era un modo per salvaguardare il merito, perché così i giudici avrebbero votato colleghi di cui potevano valutare la qualità. I membri del Csm sarebbero sempre stati eletti, rispettando quanto previsto dalla Carta. Ora invece creano tre organi al posto dell’attuale Consiglio. Un modo per dividere e indebolire i magistrati. Oltretutto, con un notevole aumento dei costi per i cittadini.
𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐦?
Con la separazione delle carriere, il rischio è altissimo. Basta ascoltare Nordio, quando rivolgendosi a Elly Schlein ha teorizzato che converrebbe anche al Pd, ossia al governo di turno. E il ministro Tajani, che ha ventilato di togliere la gestione della polizia giudiziaria ai pm, portandola nell’orbita dell’esecutivo.
𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐣𝐚𝐧, 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐢 𝐥𝐞𝐢 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐬𝐞 𝐥’𝐮𝐬𝐨: “È 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞”.
Premesso che rivendico quanto fatto con la mia Spazzacorrotti, lo trovo un messaggio culturalmente devastante.
𝐒𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐍𝐨, 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢?
Sono tornato a fare l’avvocato, e non entro nelle valutazioni dei partiti. A me preme che, con il No, venga tutelata la separazione dei poteri, base della nostra democrazia.

(Alfonso Bonafede)
già Ministro della Giustizia

domenica 13 gennaio 2019

Arrestato in BOLIVIA il terrorista Cesare Battisti



L'ambasciatore italiano Bernardini: 

la democrazia è più forte del terrorismo


  Cesare Battisti è stato catturato in Bolivia. E il deputato federale e figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha voluto subito mandare un messaggio al ministro dell'Interno: "Matteo Salvini, il 'piccolo regalo' sta arrivando", ha scritto Eduardo Bolsonaro su Twitter.
   La notizia della cattura è stata confermata da fonti italiane e dall'ambasciatore italiano in Brasile, Antonio Bernardini, che ha celebrato la cattura dell'ex terrorista latitante da dicembre affermando: "E' stato preso! La democrazia è più forte del terrorismo".
   Battisti è stato arrestato alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da una squadra speciale dell'Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell'entroterra boliviano. L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Secondo alcuni media, indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola.
    La squadra speciale dell'Interpol aveva indirizzato le ricerche intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Ieri infine è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto, sono stati quindi compiuti appostamenti in almeno tre-quattro aree differenti, finché l'ex terrorista è stato accerchiato e bloccato con il supporto della polizia boliviana. Battisti aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux che il 13 dicembre ne aveva ordinato l'arresto per "pericolo di fuga" in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell'insediamento di Jair Bolsonaro il primo gennaio 2019.


   Era stato proprio Bolsonaro ad imprimere un deciso cambio di passo alla vicenda, esprimendosi prima ancora di essere eletto a favore della riconsegna all'Italia di Battisti e rovesciando così la decisione dell'allora presidente Lula da Silva di concedere asilo politico all'ex terrorista condannato all'ergastolo in Italia per quattro omicidi.
Cesare Battisti è un "delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia ma di finire i suoi giorni in galera", ha affermato il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini postando sui social una foto di Battisti sovrastata dalla scritta "la pacchia è finita".
Alberto Torregiani, 'è fatta' - "È fatta. Credo sia la volta buona", ha commentato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l'uso delle gambe. "Forse davvero è una buona giornata" ha detto parlando con l'Ansa. "Non oso pensare che ora possa trovare un escamotage. Sarebbe da scriverci un libro".
Bonafede, giustizia è fatta, ora in Italia - "E' finita la lunghissima fuga di Cesare Battisti. Il mio pensiero va ai familiari delle sue vittime: Antonio Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin, Andrea Campagna. A loro posso dire che, finalmente, giustizia è fatta!". Così in un lungo post su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affermando che "ora Cesare Battisti sarà riconsegnato all'Italia". "La tensione delle ultime ore e il dovuto riserbo - aggiunge - possono lasciare spazio alla soddisfazione per aver raggiunto un risultato atteso 25 anni".
Renzi, una bella notizia per tutti gli italiani - "L'arresto di Cesare Battisti in Bolivia è una bella notizia. Tutti gli italiani, senza alcuna distinzione di colore politico, desiderano che un assassino così sia riportato al più presto nel nostro Paese per scontare la sua pena in un carcere italiano. Oggi è una bella giornata", ha scritto Matteo Renzi su Twitter.
(Fonte ANSA.it)

sabato 3 settembre 2016

Luigi Di Maio (M5S) Io dico NO alla riforma costituzionale [Montelabbate]










VIDEO

sabato 26 marzo 2016

LEX: Proposta di Legge (M5S) per gli ENTI LOCALI PULITI (VIDEO)



La proposta “Enti Locali Puliti” ha un duplice obiettivo. Da un lato, porre un filtro che consenta di escludere candidature di cittadini che, per i loro comportamenti, non sono degni di ricoprire una carica pubblica elettiva; dall’altro lato, si vuole garantire la trasparenza e, in particolare, il diritto dei cittadini ad essere informati in ordine a due circostanze importanti che verranno riportate in una sezione all’interno del manifesto elettorale:
a) in primo luogo, verranno indicati i nomi di coloro che, pur non incorrendo in cause di incandidabilità, abbiano comunque carichi pendenti: per fare un esempio, un cittadino rinviato a giudizio ma non condannato (nemmeno in via non definitiva) ha diritto di candidarsi. Si ritiene tuttavia che ogni elettore abbia diritto di sapere che quel candidato è stato rinviato a giudizio;


b) in secondo luogo, all’interno del manifesto elettorale verranno elencate le persone la cui candidatura è stata cancellata, a seguito dei dovuti controlli, perché sono state rilevate alcune cause di incandidabilità previste nella presente proposta di legge.