sabato 27 settembre 2014

Opere pubbliche e accordi privati a Porto San Giorgio

Di questo e di altre questioni urbanistiche il Movimento 5 stelle Porto San Giorgio discuterà sabato 27 settembre alle ore 17 presso la sala Imperatori ed invita la cittadinanza a partecipare ed informarsi.

Speculazioni annunciate Futuri scenari di abitudini collettive
In un futuro non troppo prossimo l'ingresso Sud di Porto San Giorgio avrà una vocazione fortemente commerciale viste le compresenze delle attuali strutture di vendita presenti ( OASI, GLOBO, DICO, MC DONALD e tutte le piccole strutture commerciali orbitanti) e di quelle che presumibilmente si affiancheranno a seguito delle annunciate manovre che l'attuale amministrazione Loira continua a prevedere nell'Area dell'ex lavanderia Cossiri e dell'ex Depuratore Comunale.
Non ci sarebbe nulla da eccepire se l'andamento demografico di Porto San Giorgio fosse in crescita ma i dati ufficiali descrivono che la popolazione residente è invariata da anni.
Documentazione alla mano ed a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Antonello Cossiri sulla stampa, in qualità di capogruppo consiliare del PD, ci permettiamo di evidenziare il legame di affinità parentale di Cossiri con i titolari della società che ha venduto l'immobile e l'area dell'ex-lavanderia alla C.O.S.M.O. s.pa., impresa edile che ha avanzato al Comune di Porto San Giorgio una proposta di riqualificazione dell'area ZPU8-Bis, con concessioni alla stessa impresa di aree pubbliche per la realizzazioni di strutture residenziali in cambio di strutture sportive. Proposta di accordo che lo stesso Cossiri sembra voler portare celermente a compimento.
Non sarebbe stato e sarebbe opportuno che lo stesso Cossiri si astenesse da dichiarazioni pubbliche e operazioni in un senso o nell'altro nell'accordo tra Comune e C.O.S.M.O. spa ?

Tale area oltre all'ex fabbricato industriale comprende : l'attuale ex depuratore comunale, l'area dell'isola ecologica, il campo sportivo "Nuovo", la struttura grezza a Sud di Via Solferino ed un'area non edificata adiacente. E' noto che per i cittadini del centro e della zona nord, tali aree sono scomodamente fruibili se non attraverso l'uso di automezzi privati.
Ci chiediamo il perchè l'amministrazione comunale continua a favorire lo sviluppo commerciale di un'area così trasformata in un polo disorganicamente ubicato rispetto alla conformazione lineare di Porto San Giorgio. E' palese che se gli annunci del capogruppo di maggioranza e del Sindaco Loira avranno seguito gli esercizi commerciali del resto della città ne soffriranno inevitabilmente e saranno penalizzati rispetto a quelli già presenti e previsti nella zona in questione.
Auspichiamo che l'amministrazione torni sui suoi passi ed inizi, una volta per tutte, per il bene di tutti, a fare scelte ponderate e mirate a ridare freschezza alla nostra splendida cittadina con iniziative meno impattanti urbanisticamente e più rispettose delle esigenze sociali, commerciali ed ambientali di cui c'è estrema necessità. Infatti nello scenario dell'area che l'amministrazione prospetta ed annuncia sui quotidiani c'è da aspettarsi nuove palazzine da costruire. Per quale mercato, per quali nuove giovani coppie visto che i prezzi dell'esistente continuano ad essere proibitivi per la maggior parte degli aspiranti compratori locali? Per questo ci sembra di assistere ad una grande operazione finalizzata a speculare su un'area lasciata colpevolmente in balia di se stessa dopo passaggi di proprietà, operazione su cui i più maliziosi potrebbero scorgere anche il configurarsi di conflitti di interessi.
(MoVimento 5 stelle Porto San Giorgio)

venerdì 26 settembre 2014

Ben Hur Grillo - video messaggio dal Circo Massimo per #Italia5Stelle




10 - 11 - 12 Ottobre CIRCO MASSIMO



mercoledì 24 settembre 2014

BIOGAS nelle Marche, la Regione si difende così

Biogas, l’assessore Malaspina in merito alle sentenze del Consiglio di Stato: “Non trattano la Via postuma, le Marche hanno rispettato leggi dello dello Stato”
“Contrariamente a quanto si vuol fare intendere, le sentenze della IV Sezione non trattano la questione della Via postuma, semplicemente perché non era oggetto delle controversie davanti al Consiglio di Stato. Gli argomenti riguardavano l’annullamento dell’autorizzazione energetica per la mancata acquisizione della Via nella fase istruttoria, a seguito dell’incostituzionalità della legge regionale 3/2012 che derogava all’obbligo sulla base della soglia dimensionale. Dal pronunciamento del Consiglio di Stato emerge, ancora una volta, l’enorme e complesso problema giuridico creato dal legislatore nazionale, che non si è uniformato alla legislazione comunitaria. La Regione Marche ha sempre operato nel rispetto delle norme nazionali, secondo i principi della trasparenza e della legalità”.
Lo ribadisce l’assessore regionale all’Energia, Maura Malaspina, commentando le ultime decisioni del Consiglio di Stato, in merito agli impianti di Camerata Picena, Osimo e Corridonia, anche per il quale è stata confermata la sentenza del Tar Marche, di diniego dell’autorizzazione, sempre per la mancanza della Via in fase istruttoria. “Va chiarito, prima di ogni considerazione politica – continua l’assessore - che le sentenze della IV Sezione ribadiscono la necessità dell’acquisizione della Via, non potendo escludere i progetti sulla base della soglia dimensionale (procedura invece ammessa dalla legge dello Stato che non si è adeguata alle norme europee). Questo nonostante che la fase amministrativa di autorizzazione degli impianti fosse iniziata quando ancora era in vigore la legge regionale 24/2011 (che prevedeva anch’essa le soglie dimensionali) e quindi potesse essere eccepita l’inapplicabilità della decisione della Corte costituzionale che si riferiva alla legge regionale 3/2012 e nonostante poi che aspetti dell’impatto ambientale fossero stati valutati durante l’istruttoria per il rilascio delle autorizzazioni.
Tutto questo in punta di diritto. Resta la questione dell’inadeguato contesto normativo di riferimento sulle autorizzazioni che costringe la Regione a risolvere un problema di cui non è la causa. Non va ignorato, come si tende a fare, che altre Regioni hanno adottato norma analoghe alla 3/12, senza subire l’impugnativa da parte del Governo nazionale: in questi territori restano in vigore le stesse disposizioni dichiarate illegittime nelle Marche e dove un solo impianto di biomasse ha la stessa potenza di tutti gli impianti marchigiani. Per questo motivo siamo impegnati a coinvolgere le istituzioni nazionali perché si assumano le proprie responsabilità e indichino la strada da percorrere”.