martedì 9 marzo 2021

Il Louvre ha aperto un suo negozio online

 

Senza più visitatori o quasi, il museo più famoso al mondo ha accelerato un processo avviato prima della pandemia, fatto di magliette, aste e videoclip



Il Louvre, il museo di Parigi dov’è conservata la Gioconda di Leonardo da Vinci, sta cercando nuovi di modi per far quadrare i conti senza dipendere esclusivamente dalle visite. Questo processo di diversificazione delle entrate era già iniziato da qualche anno, ma è diventato ancora più urgente con la crisi portata dal coronavirus, che ha azzerato la presenza di turisti stranieri e costretto il museo a una chiusura prolungata: dallo scorso marzo è stato aperto solo da luglio a ottobre, con la conseguente perdita di 90 milioni di euro di ricavi. Il Louvre è infatti il museo più frequentato al mondo, con 9,6 milioni di visitatori nel 2019.

Ancora più innovativa è la collaborazione con il marchio di abbigliamento giapponese Uniqlo, che dal 4 febbraio ha messo in vendita nei suoi negozi in tutto il mondo, fisici e online, magliette e felpe con stampate alcune delle opere più famose del museo, reinterpretate dal graphic designer inglese Peter Saville. La collezione, che Uniqlo avrà in licenza per 4 anni, è stata presentata con un video in cui i modelli sfilano nel museo e da un altro realizzato dal Louvre dove suoi dipendenti spiegano che l’istituzione e l’azienda condividono gli stessi valori.

 

Un’altra collaborazione è quella con Casetify, un’azienda di accessori tecnologici che ora vende cover di iPhone, AirPods, caricabatterie wireless e borracce con sopra la Gioconda, la Venere di Milo, la Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix e altri protagonisti delle opere più famose. Il museo non disdegna le realtà più piccole, come la Maison Sarah Lavoine, una piccola boutique vicino alle Tuileries dove si trovano portacuscini e portacandele in ceramica ispirati ai piedistalli delle statue del giardino.


Il Louvre non si è però fermato al merchandising, che da anni è la strada più sicura e percorsa anche da musei più piccoli e sconosciuti, ma si è impegnato per «trovare nuovi modi per fare soldi […] e sfruttare la massimo il nome del Louvre», come ha spiegato al New York Times Adel Ziane, direttore delle relazioni esterne. A dicembre, per esempio, ha organizzato un’asta per raccogliere fondi e trasformare una zona in disuso del museo in un spazio dedicato all’istruzione vasto mille metri quadrati. L’asta ha raccolto 2,3 milioni di euro e ha offerto, tra le altre cose, delle esperienze museali: un cliente ha pagato 80mila euro la possibilità di assistere al momento in cui la Gioconda viene tolta dalla teca per il suo controllo annuale.

Un’altra strada è quella di affittare gli spazi del museo a fotografi, artisti, stilisti, registi. Nel 2018 i cantanti americani Beyoncé e Jay ebbero a disposizione per due notti gallerie, scalinate, il corridoio e l’entrata principale per filmare il video di “Apeshit”: è stato visto 200 milioni di volte su YouTube, contribuendo ad aumentare la fama del museo nel mondo. Di recente il Louvre è stato affittato per cinque giorni e cinque notti anche dai produttori della serie tv di Netflix Lupin.


L’azienda francese Louis Vuitton, da finanziatrice del Louvre, ha invece un accordo che le dà accesso ad alcuni spazi per le sfilate: si sono tenute nella Cour Carrée, il cortile quadrato, e nel Cour Marly, mentre ancora non si sa dov’è stato girato il video che presenterà, solo in digitale, la prossima sfilata del 10 marzo. I costi d’affitto non sono noti ma, ha spiegato Ziane, dipendono molto dal progetto, se si gira di giorno o di notte, quante gallerie sono necessarie e se comparirà la Monna Lisa.

Oltre ad arricchire il museo, questa nuova apertura contribuisce anche a svecchiarne l’immagine, a farlo apparire da un lato come un’azienda interessante con cui fare affari, dall’altro come un’istituzione culturale al passo coi tempi, che apre le sue porte ad artisti e musicisti e che vuole trasformarsi in presenza pop nella vita quotidiana. Il Louvre non è l’unico a seguire questa strada. In Italia, per esempio, il Museo Egizio di Torino ha fatto da ambientazione al video del singolo “Dorado” di Mamhood, cantante italiano con padre egiziano, uscito nel luglio 2020.

Nello stesso periodo provocò invece molte polemiche l’entusiasmo con cui il museo degli Uffizi di Firenze sponsorizzò sui social network una visita dell’imprenditrice e influencer Chiara Ferragni. Ferragni si trovava nel museo per un servizio di Vogue Hong Kong e approfittò per visitarlo e farsi un selfie con la Venere di Botticelli: la sua quindi non era una collaborazione diretta con gli Uffizi. Il museo fece sapere che nel weekend successivo alla pubblicazione del selfie, da venerdì 17 a domenica 19 luglio, venne visitato da 3.600 ragazzi e giovani con meno di 25 anni, contro i 2.839 del finesettimana precedente: il 27 per cento in più.

sabato 6 marzo 2021

Enrica Sabatini e il Manifesto ControVento di Rousseau

 



Oggi ho rilasciato un’intervista al
Corriere della Sera
nella quale chiarisco alcuni fatti degli ultimi giorni. La condivido con voi, potete farmi sapere cosa ne pensate nei commenti.



Enrica Sabatini, lei è uno dei soci di Rousseau: perché l’Associazione ha deciso di lanciare il manifesto ControVento ?


Dal 2012 siamo cresciuti molto e siamo riusciti a costruire un’infrastruttura digitale con straordinarie potenzialità. La tecnologia però è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Per questo motivo abbiamo deciso di definire, in modo chiaro, le buone pratiche attraverso le quali Rousseau può esercitare pienamente un ruolo di garanzia. Il manifesto nasce affinché non sorgano più in futuro contestazioni sul metodo e ci si possa focalizzare sul merito delle scelte.


Nel M5S dicono che è una mossa politica, che state facendo un partito.


Non è una mossa politica, ma un’azione per volare alto e costruire un serio spazio di sintesi democratica. Con il manifesto circoscriviamo quel perimetro solido e ben definito di termini e condizioni di utilizzo dell’ecosistema Rousseau affinché sia possibile realizzarlo


Molti parlamentari vogliono rompere i rapporti con Rousseau, dicono che voi non potete avere un profilo politico autonomo.


Noi lavoriamo per promuovere il valore di un’organizzazione politica, non per essere un’organizzazione politica. Questo è il nostro compito, il resto sono suggestioni.


Nella presentazione del manifesto parlate di «idee ribelli», dite che «non è tempo di avere sogni moderati»: sembra una presa di distanza dal percorso attuale del Movimento.


In realtà credo che la transizione ecologica sia una tra le idee ribelli per eccellenza, totalmente in linea con quelle che il Movimento ha sempre portato avanti.


Grillo ha lanciato un suo manifesto molto lontano dal vostro: non le pare contraddittorio che ci siano due pensieri agli antipodi nel M5S?

Non c’è alcuna contraddizione. Nelle pochissime anticipazioni date abbiamo indicato tra i riferimenti di ispirazione del manifesto proprio Beppe Grillo.

Il M5S cambia e si affida a Giuseppe Conte. Voi sarete ancora parte del progetto? Vi piace l’idea?

Il manifesto è un’azione di forte ridefinizione del modello di partecipazione di Rousseau che posiziona il cittadino al centro di un’architettura politica che nasce dal basso e che gli conferisce un rilevante potere decisionale nella costruzione della linea politica. Questo modello per essere attuato deve essere inserito in un progetto che riconosca questa centralità e che sposi in pieno le traiettorie innovative di un vero movimento digitale. Solo mantenendo questi pilastri, un progetto comune può essere solido.

Voi reclamate il saldo dei corrispettivi che non sono stati versati dai parlamentari. Molti non vogliono versare soldi a Rousseau: finirà in tribunale?

Rousseau ha anticipato i costi di servizi erogati al Movimento e quindi, ovviamente, devono essere corrisposti da quest’ultimo. Sono sicura che il Movimento salderà i debiti sollecitando tutti gli eletti morosi a onorare gli impegni presi all’atto della candidatura di fronte a iscritti e cittadini.

C’è chi contesta l’affidabilità della piattaforma e l’accusa di scarsa trasparenza.

Rousseau utilizza le più moderne tecnologie e segue i più alti standard di affidabilità per il voto online. Il Digital democracy report 2021 redatto dal Solonian democracy institute di Dublino ha comparato piattaforme operanti in 25 Paesi e ha attribuito a Rousseau il punteggio massimo in sicurezza sia per la crittografia sia per la gestione dei dati degli iscritti, oltre a rilevare un elevato standard di qualità per diversi fattori tra cui capacità di esecuzione dell’ecosistema, ampiezza e completezza degli strumenti messi a disposizione sulla piattaforma. Direi che riconoscimenti di questo tipo valgono più di mille polemiche.

( di Enrica Sabatini )

mercoledì 3 marzo 2021

Lo SPID | L'identità digitale online per la Pubblica Amministrazione

 

Dal primo marzo per entrare nei servizi della Pubblica amministrazione serve Spid, l’identità digitale del cittadino, oppure la Carta di identità elettronica (Cie) o la Carta nazionale dei servizi (Cns), ossia la vecchia tessera sanitaria rilasciata dalla regione, ma in questo caso serve anche un dispositivo per la lettura.

Molti siti della Pa non sono ancora pronti, nonostante la scadenza prevista dal decreto Semplificazioni (dl 76/2020), e faticano a dire addio a pin provvisori e messaggi di conferma temporanei.

L’Agenzia delle Entrate ha già aggiornato i suoi sistemi di autenticazione, il primo passo per mandare definitivamente in pensione il riconoscimento tramite Fisconline. Ma cos’è e come funziona lo Spid?


COS’È LO SPID

Lo Spid è il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della Pubblica amministrazione italiana. L’identità Spid è costituita da credenziali, nome utente e password, che vengono rilasciate all’utente e che permettono l’accesso a tutti i servizi online: dal sito dell’Inps a quello dell’Agenzia delle Entrate, ma anche per le prenotazioni sanitarie o per il cashback di Stato. In generale serve per accedere a tutti i servizi online della Pubblica amministrazione.

COME SI RICHIEDE
Spid è gratuito e per richiederlo bisogna essere maggiorenni. Serve un indirizzo mail, un numero di telefono cellulare, un documento di identità valido e la tessera sanitaria con codice fiscale. Per ottenerlo, occorre scegliere tra uno degli identity provider abilitati e avviare la procedura dal loro sito. Questi provider sono Aruba, Infocert, Intesa, Namirial, Poste Italiane, Register, Sielte, Tim e Lepida. Poste Italiane, tra l’altro, ha recentemente aggiornato, semplificandolo, il sistema di accesso.

POSTE FACILITA L’ACCESSO CON UNA APP
Per ottenere lo Spid con Poste adesso basta un telefono e addio alle code allo sportello. Per ottenere lo Spid da casa è sufficiente scaricare sul proprio smartphone l’app gratuita PosteId e seguire le istruzioni. I cittadini che sono già in possesso di un passaporto italiano o di una Carta di Identità Elettronica dovranno farsi un selfie e registrare un breve video. Chi si ricorda anche il pin associato alla Cie non dovrà neppure scattare foto o registrare video e l’attivazione sarà immediata. I cittadini che ancora non hanno una Cie o un passaporto, possono sfruttare il riconoscimento a distanza, facendo un bonifico da un conto a loro intestato, dal costo simbolico di un euro che sarà poi restituito al termine del processo.


L’ACCESSO AL 730 PRECOMPILATO
Per avere accesso alla propria dichiarazione dei redditi precompilata serve, quindi, lo Spid dal primo di marzo. Chi risulta già registrato, però, potrà continuare ad accedere alla sua area riservata con login e password, fino alla scadenza, e comunque non oltre il 30 settembre. Dal primo ottobre, infatti, si potrà accedere solo con lo Spid o le altre modalità previste, ossia Cie e Cns. Come riporta il sito dell’Agenzia delle Entrate, dal primo ottobre, quindi, i cittadini dovranno dotarsi, a scelta, di uno dei tre strumenti di accesso a tutti i servizi della Pa.

NON CAMBIA NULLA PER IMPRESE E PROFESSIONISTI
Le nuove modalità di accesso ai servizi della Pubblica amministrazione riguardano, per ora, solo i contribuenti privati, e non i professionisti e le imprese. Gli utenti professionali, infatti, potranno continuare a utilizzare le vecchie credenziali e potranno anche richiederne di nuove, perché il passaggio all’identità digitale avverrà rispettando tempistiche più lunghe e fino alla data, nello specifico, che sarà fissata con un apposito decreto attuativo, come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale.

LO SPID SUL SITO INPS GIÀ DA OTTOBRE
Per accedere all’area riservata del portale dell’Inps, serve lo Spid già dal primo ottobre 2020. Il pin è stato sostituito dallo Spid per tutti gli utenti, tranne ristrette categorie di utenti privati e, come per le Entrate, gli utilizzatori professionali non subiscono modifiche: minori di diciotto anni; persone che non hanno documenti di identità italiana; persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno. Anche per l’Inps è stato previsto un periodo transitorio in cui è possibile utilizzare ancora le vecchie credenziali, ma in ottica futura è indispensabile dotarsi dell’identità elettronica.


ACCESSO AI SERVIZI PIÙ SICURO
Identificarsi con lo Spid garantisce tre livelli di sicurezza, che possono essere scelti in fase di attivazione, ed è più sicuro di una password alfanumerica. Il primo livello permette di accedere ai servizi online attraverso un nome utente e una password. Il secondo livello permette l’accesso attraverso un nome utente e una password scelta dall’utente, più la generazione di un codice temporaneo di accesso, fornito generalmente con un sms o l’uso di una app. Il terzo livello, infine, richiede un supporto fisico per l’identificazione, come un dispositivo per la firma digitale remota (HSM).

I TEMPI PER AVERE LO SPID
I tempi di rilascio dipendono dall’identity provider. Con Poste Italiane, nel caso si abbia una Cie e il pin associato, il rilascio dell’identità digitale è praticamente immediato. Diversamente si riceve un riscontro entro 5 giorni lavorativi. La celerità nell’attivazione dello Spid, quindi, può essere un parametro da tenere in considerazione nel momento in cui si sceglie il provider per farsi rilasciare l’identità digitale. Ad oggi sono nove i gestori di identità elettronici attivi, come riporta il sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che hanno erogato 17 milioni e 563mila identità digitali.