martedì 9 settembre 2014

Serenella Fucksia (M5S) Gioco delle Tre Carte per Banca Marche


NESSUNO METTE I SOLDI, MA ALLA FINE QUALCUNO CI GUADAGNA

Su Banca Marche come M5S siamo già intervenuti, in particolare il maggio scorso, confrontandoci direttamente in un tavolo con gli attori in causa ed in particolare con le fondazioni. Abbiamo portato la questione in parlamento, ma ad oggi non è stata ancora data risposta alla mia interrogazione 4/02265 del 29 maggio.
Nei giorni scorsi sono apparsi sulla stampa, sia locale che nazionale, articoli che preannunciavano l’imminente piano di salvataggio di Banca delle Marche e si è parlato di FONSPA come del “cavaliere bianco” che dovrebbe salvare la banca e riportarla ai vecchi splendori. 
Ma si può parlare di vero salvataggio?
Ciò che non è emerso chiaramente, ma che da una lettura appena più approfondita appare evidente, è che questo “salvataggio” di Banca delle Marche viene fatto solo sulla “carta”, senza cioè che nessuno tiri fuori un euro “vero”. 
Quindi non si tratta di un salvataggio, ma del rinvio del problema a data da destinarsi!
Non crediamo infatti che FONSPA (ex Credito Fondiario oggi controllato da Tages Groups), il presunto cavaliere bianco, possa mettere il “cash”, semplicemente perché non ha i soldi per farlo.
TAGES CAPITAL (la capogruppo) fornisce sul proprio sito internet (www.tagesgroup.com/, vedi immagine) dati che non hanno bisogno di commenti.
FONSPA è entrata a far parte del Gruppo Tages a partire dal 31 ottobre 2013 e si occupa di gestione e intermediazione di crediti deteriorati e illiquidi.
Crediamo come M5S che FONSPA non disponga dei capitali idonei a ricapitalizzare la Banca delle Marche. Allora con quali soldi FONSPA acquisterà i crediti tossici di Banca Marche? 
E inoltre come FONSPA, una volta divenuta azionista di maggioranza, utilizzerà una Banca così radicata nel nostro territorio e così importante per l’economia marchigiana?
Ciò che farà è prendere in carico i crediti deteriorati di Banca delle Marche (si tratterebbe di almeno quattro miliardi di euro), cartolarizzarli e gestirne il recupero. 
Quindi parte del denaro necessario al risanamento verrebbe dalla cartolarizzazione, ovvero dal prestarsi del denaro emettendo obbligazioni e garantendolo con l’incasso dei crediti in sofferenza ceduti dalla Banca. 
Ma quel denaro alla scadenza delle obbligazioni va rimborsato agli acquirenti!
Il Fondo interbancario per la tutela dei depositi, da parte sua, interverrebbe facendosi garante, si dice per una cifra pari a circa 900 milioni di euro.
Anche qui non c’è denaro fresco (come invece è accaduto ad esempio per TERCAS), ma di carta, in questo caso spendibile da FONSPA. 
C’è poi un aspetto contabile. La Banca d’Italia ha obbligato Banca Marche a svalutare i crediti in sofferenza e per questo la banca ha accantonato delle somme importanti al fondo svalutazione crediti. Una volta ceduti i crediti deteriorati, il fondo può essere in parte riesumato.
Questa è una mera operazione contabile.
Si parla infine di una cordata di imprenditori. Questi in teoria dovrebbero tirare fuori dei soldi buoni. Certo è che gli imprenditori intervengono solo se hanno ampie, ampissime garanzie. 
Non ci meraviglieremmo quindi se il loro intervento dovesse avvenire solo “in un secondo tempo”, quando cioè l’affare sarà meglio delineato. 
Ma FONSPA, che come abbiamo già detto si occupa di gestione di crediti deteriorati, cosa se ne fa di Banca Marche? 
A noi sorge il dubbio che FONSPA sia una sorta di “prestanome”, non realmente interessata ad acquisire la banca, ma col solo compito di gestire questo periodo di transizione. 
Solo in un secondo momento, qualora la banca “dovesse essere realmente risanata”, si potranno conoscere i veri assetti proprietari. 
Allora si che si faranno avanti i famigerati imprenditori locali!
Noi abbiamo il sospetto che si tratti dei soliti noti. 
Quelli per intenderci delle grandi centrali a biogas diffuse nel territorio marchigiano, che senza i mega incentivi ed i mega profitti a spese delle tasse dei cittadini, non sarebbero mai partite, quelli che erano in attesa ed ancora tenteranno di incanalare qualche emendamento per risolvere il mal fatto inserendo la possibilità della “via postuma”, quelli delle leggi a misura di proprio particolare interesse, quelli che “noi siamo noi e voi vi tenete ed anzi pagate i nostri danni”. 
Insomma sarà il vecchio sistema di potere a cercare in tutti i modi di rimettere le mani sulla nuova banca ridimensionata e risanata. 
Il gioco è sempre lo stesso. Comprare crediti tossici, ben sapendo che il valore nominale dell’acquisto non corrisponde più a quello reale, quindi mettendo in conto un incasso ridotto, rispetto a quello che sarebbe potuto essere con una gestione più avveduta, ma arrivare comunque alla fine della fiera, a un guadagno netto positivo, perché comprando a zero lire, poi qualcosa arriva comunque e magari anche più del previsto! Le operazioni di alta finanza permettono questo e altro. Si mettono garanzie, non soldi, per ricollocare tutto agli stessi soggetti di potere. 
Nello specifico la grande Banca Marche in fallimento, una volta risolto il problema dei crediti tossici e trasformata in una banca più piccola, con meno personale e meno sportelli, sarà ricollocata sul mercato in modo più appetibile ed allora i soliti noti si faranno avanti.
Chi farà il vero acquisto allora? Chi porterà a casa un affare senza rischi?
“Calati juncu ca passa la china” dice un vecchio proverbio siciliano, di cui Sciascia ci ha ben spiegato il significato.
FONSPA fa un’operazione garantita, nella peggiore delle ipotesi non perde, per la garanzia del fondo interbancario e la disponibilità dei crediti deteriorati, che potrebbero inoltre rendere una plusvalenza superiore alle attese. 
I nuovi azionisti entreranno a un prezzo stracciato con ampie garanzie. Le fondazioni, 51% di Banca Marche certamente perdono, ma non le tasche degli attori diretti, mentre quelle del 32% degli azionisti si.
Questo sistema di potere locale, che ha contribuito in maniera determinante alla dissoluzione di una banca storica e radicata sul territorio e alla distruzione del patrimonio di tre Fondazioni bancarie (Pesaro, Macerata e Jesi), non dovrebbe continuare a spadroneggiare e a non rispondere dei propri errori. 
Al contrario gli attori protagonisti sono ancora tutti, sempre gli stessi, seduti sulle stesse poltrone. 
Come ho già detto a maggio, incompetenza o malafede non importa, in ambedue i casi tutti i soggetti che hanno fatto parte delle Fondazioni Bancarie o del Consiglio di amministrazione della banca e che sono coinvolti nel crack devono fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni dalle loro cariche, sia all'interno della banca che all'interno delle istituzioni di cui fanno parte! 
Il danno che hanno generato all'economia locale è enorme. 
Hanno tradito la fiducia di migliaia di risparmiatori azionisti che hanno acquistato le azioni della banca aderendo persino ad aumenti di capitale lanciati, come sempre avviene, mentre la banca era già tecnicamente fallita solo per fiducia cieca nella “loro banca”. 
Occorre una svolta che sia veramente buona e che faccia la differenza, staccando dal passato. Ma ci sarà il coraggio, la moralità e la volontà di farlo?
Le Fondazioni devono rivedere i loro statuti. Quelli attuali prevedono infatti nomine autoreferenziali. È inaccettabile che si diventi soci di fondazione per presentazione di altri soci.
La società civile deve entrare negli organi di gestione in maniera trasparente e con meccanismi meritocratici. 
La stessa trasparenza è richiesta nella determinazione del futuro assetto azionario della banca, visto che l’unico a dover pagare alla fine potrebbe essere il Fondo interbancario.
Non dimentichiamo infatti che a fare le spese di questa situazione sono due soggetti “deboli”: 
1. I piccoli azionisti. Sembra ormai chiaro che vedranno completamente azzerato il valore delle loro azioni.
2. I dipendenti della banca. La Banca infatti, vedrà inevitabilmente ridotto il suo perimetro di azione e si possono già da ora prevedere ulteriori riduzioni di personale, presumibilmente con uscite a condizioni peggiori di quelle proposte a quanti sono rientrati nel programma messo in campo fin d’ora. 
D’altra parte i commissari di banca d’Italia non vogliono affrontare mai pesanti problemi sindacali e di riduzione del personale. 
Che se ne occupino i futuri proprietari!
Sarà sufficiente una riduzione del personale di 700 unità, quindi di un terzo del personale, a riportare la banca, non a essere redditizia, ma almeno a non produrre ulteriori perdite? 
Di certo la banca dovrà ridurre in maniera consistente il suo perimetro operativo e quindi il personale impiegato ed emergerà in tutta evidenza la triste verità degli ultimi anni di Banca Marche con speculazioni arbitrarie e crescita solo fittizia.
Nel gioco delle 3 carte, carta vince e carta perde e qui il potere gestisce gli esiti: la carta dell’alta finanza vince, quella del piccolo azionista perde.


(Serenella Fucksia M5S)